BREVI E INTERESSANTI ESTRATTI DA LIBRI DI PSICOLOGIA (5)
D. Chopra, Guarirsi da dentro – Sperling Paperback, I ed.
“Colonie di aracnidi, per esempio, passano tutto il loro ciclo vitale tra le nostre ciglia” p39
“Gli schizofrenici che soffrono di allucinazioni acute e di pensieri psicotici migliorano spesso considerevolmente se sottoposti a dialisi renale che filtra le impurità del sangue” p58
“ In India l’Ippocrate dell’Ayurveda, un grande medico di nome Charaka, prescriveva il sole per tutte le malattie, e una camminata la mattina presto, e questo consiglio non è mai passato di moda” p108
“Il cancro ai polmoni è proprio la malattia che meglio di tutte evidenzia i paradossi della colpa e della responsabilità” p199
“Per vent’anni Sigmud Freud cercò di smettere di fumare dopo che il medico l’aveva informato che venti sigari al giorno – tale era la sua razione quotidiana – gli avrebbero danneggiato il cuore. Una volta riuscì a smettere per sette settimane, ma il suo cuore cominciò ad avere più palpitazioni di prima. Entrò in depressione e fu costretto a tornare ai suoi sigari.” p212
A. Lemma, Sotto la pelle – Raffaello Cortina I ed.
“Alcuni evitano gli specchi in generale, convinti che il riflesso confermerà soltanto la loro sensazione di essere brutti e diversi, mentre altri riusciranno a gestire la situazione soltanto controllando il loro aspetto ossessivamente allo specchio” p93
“In un’occasione descrisse in maniera piuttosto feroce ed eloquente il corpo della madre come ‘tentacolare’ nel piccolo appartamento che condividevano. Senza una parte terza disponibile a creare un confine tra di loro, F. si sentiva concretamente invasa dal corpo della madre.” p122
“Oggi i maghi sono stati soppiantati dai chirurghi estetici. Come i loro predecessori degli anni trenta, essi giustificano la chirurgia come un trattamento per la bassa autostima (cioè per come pensano di essere)” p160
“Ma a un qualche livello R. riconosce che questo è quanto sta facendo: sta rubando qualcosa che non le appartiene, per questo sviluppa un’ansia paranoide” p171
“Riformulai questo scambio come un voler non soltanto che lo notassi, ma anche che conoscessi per davvero di prima mano il suo odio e quanto l’odio di fatto lo tenesse insieme” p199
F. Lolli, L’ombra della vita, psicoanalisi della depressione – B. Mondadori I ed.
“La psicoanalisi rompe questo stato di incantamento mortifero e mortificante: essa introduce la parola dove essa è assente. Dissolve l’intorpidimento del soggetto depresso, laddove la cura farmacologica ne provoca, spesso, uno sviluppo ai limiti dell’inebetimento. Mette il soggetto di fronte alle proprie responsabilità, chiamandolo in causa come essere desiderante, laddove la psicoterapia e la psichiatria tendono a scagionarlo, attribuendo responsabilità ad altri”. p162
“ La fine, la morte, la castrazione sono questioni intollerabili per il depresso” p166
G. A. Fava, S. Grandi, C. Rafanelli, Terapia Psicologica – Centro Scientifico Editore I ed.
“Mentre non è così evidente il legame tra intelligenza ed esito della psicoterapia, risulta invece chiara la correlazione tra quest’ultima, le aspettative d’aiuto del paziente e il grado del suo impegno. Le persone che impiegano molte delle loro risorse nel tentativo di raggiungere un buon risultato e che danno la massima importanza a ciò che mettono in gioco durante questo percorso sono destinate ad ottenere migliori risultati di chi invece è poco motivato allo svolgimento della terapia” p12
“i soggetti con un disturbo dell’asse II sperimentano infatti una sofferenza paragonabile a quella causata da gravi disturbi organici come malattie reumatiche, oncologiche e il morbo Parkinson” p333
O. van der Hart, Fantasmi nel sé – Raffaello Cortina, I ed.
“Riferendosi ai ricordi traumatici del combattimento, il poeta e veterano della Prima Guerra Mondiale Erich Maria Remarque riteneva che fosse “troppo pericoloso per me mettere queste cose in parole”. Temeva la perdita di controllo: “Temo che potrebbero diventare gigantesche e di non poterle più gestire”. L’azione mentale di riportare alla mente ricordi traumatici è “pericolosa” (o soverchiante) per un sopravvissuto se il suo livello mentale è troppo basso per integrare i ricordi, quando manca il supporto
sociale o quando è ancora presente la minaccia” p217
“Queste parti possono intraprendere relazioni confuse o poco sane, tentando disperatamente di prevenire i sentimenti di abbandono e aumentando così i rischi di danni o tradimenti a livello relazionale. Le difficoltà relazionali che seguono confermano ulteriormente al sopravvissuto il fatto di non essere degno di affetto e amplificano l’isolamento e il disgusto di sé. (…) Molti sopravvissuti possono avere attaccamenti più superficiali e sociali, ma spesso non riescono a vivere pienamente l’intimità per via della paura di essere conosciuti, colpiti e traditi. Certamente è una spinta tipicamente umana il desiderio di essere conosciuti, capiti e amati, e nei sopravvissuti questo è quasi sempre espresso da alcune parti dissociative. La tensione tra i rischi e l’anelito all’intimità mantiene la dissociazione strutturale.” p221
“La paura del fallimento, del cambiamento e del rischio crea il bisogno di mantenere lo status quo interno, cioè la dissociazione strutturale” p223
“John, un paziente con un disturbo dissociativo non altrimenti specificato, si rivolge a un terapeuta ma non trova pace durante le sedute. Il terapeuta osserva la presenza di una parte arrabbiata e demoralizzata che sente una voce alterata nella sua testa che le dice di andarsene e che lo minaccia di fargli male se non lo fa. In una fase più avanzata della terapia diventa chiaro che la parte arrabbiata non vuole sviluppare un attaccamento o una dipendenza dal terapeuta perché teme di soffrire nuovamente” p248
“E’ infatti ben noto che i pazienti dissociativi hanno molte difficoltà a integrare nuove percezioni e opinioni che mettano in discussione la loro visione del mondo, che creino dissonanza cognitiva o che evochino sentimenti dolorosi” p263
“Spesso il terapeuta pensa troppo prematuramente che la fusione di tutte le parti dissociative si sia completata, trascurando di portare a termine il lavoro ancora necessario su alcuni aspetti. Come regola generale, quella che sembra la “fusione finale” di tutte le parti dissociative di personalità non è mai l’ultima fusione. Kluft ha trovato che soltanto dopo 27 mesi dall’ultima manifestazione di dissociazione si può pensare, con un certo grado di sicurezza, che ci sia stata un’integrazione completa, sottolineando la necessità di follow-up approfonditi.” p356
S. Ballerini, I Ching. L’arte del mutamento – Venexia, I ed.
“Io non agisco e la gente si trasforma da sé,
io amo il riposo e la gente si corregge da sé,
io non faccio e la gente si arricchisce da sé,
io sono senza desideri e la gente da sé ritorna alla semplicità del legno grezzo” p42
“in inverno/nord infine, le forme si dissolvono, i pericoli sono in agguato (Kan) e occorre quindi sospendere le attività in una sorta di riparo letargico (Gen), in attesa che spunti un nuovo seme (Zhen)” p56
“anche Jung alla fine della vita smise di interrogarlo poiché, come mi raccontò un giorno, conosceva in anticipo la risposta” p144
